Metodo Munari: un pomeriggio con Beba Restelli

Che bellezza il Picturebook fest di Lecce.

Workshop, editori, autori, illustratori e un pubblico appassionato ed entusiasta.

Il workshop che ha riscosso maggiore successo nell’ambito del festival è stato quello sul Metodo Munari, tenuto dalla sua allieva Beba Restelli: due turni entrambi sold out.

Di seguito il racconto del workshop di Daniela De Santis, docente di lettere e sostegno, che si occupa di didattica museale e laboratori creativi per bambini.

Da oggi curerà la rubrica booklab per il blog di Unicorni di carta,in cui troverete attività laboratoriali di tipo diverso, utili a mettere a fuoco idee, suggestioni, riflessioni che possono scaturire dalla lettura di un libro e indicazioni bibliografiche su possibili percorsi di lettura a partire dall’opera in questione.

Sentiamo come racconta la sua esperienza insieme a Beba Restelli.

“Per capire il metodo Munari bisogna sperimentarlo, parola di Beba Restelli, allieva di Bruno Munari, che il 25 e il 26 gennaio ha tenuto il workshop “Giocare con la natura. A lezione da Bruno Munari” nell’ambito del Picturebook fest di Lecce.
In effetti il laboratorio è stato un gioco dall’ inizio alla fine, una sperimentazione libera di come, a partire da una tecnica semplice, come quella del frottage e da materiali non strutturati, si possano ottenere esiti imprevisti, imprevedibili, inediti, purché si sia disposti ad entrare in contatto con la realtà in modo ricettivo, attivando tutti i canali percettivi. Ogni superficie intorno a noi, dalle mattonelle del pavimento, ai tombini, ai conci di tufo delle facciate barocche, alle fetenti suole delle scarpe, ai fogli di carta vetro, alle foglie, all’ umile piano di una grattugia, possono diventare, con l’aiuto di un foglio e di un pastello a cera strofinato con la giusta convinzione, un campionario straordinario di texture pronte all’uso per ulteriori sviluppi della fantasia. Sì, perché a ogni azione segue un momento di riflessione, un interrogarsi: “Cosa ho scoperto?” E un proseguire la sperimentazione, rilanciando, ovvero procedendo per addizione o sottrazione, sovrapposizione, astrazione, fino a giungere alla soglia di una nuova sperimentazione.
Un esempio. Dopo aver ottenuto delle texture mono/policromatiche a partire da tavolette con diverse superfici a rilievo, si prosegue con la creazione di una piccola galleria, mettendo insieme i risultati del lavoro di sperimentazione; è il punto di partenza per osservare e ordinare i fogli secondo un criterio a scelta.

E poi? Andare oltre o più a fondo, cercando di astrarre dall’immagine un contesto, una situazione, un oggetto, un luogo. Ecco che spuntano portoni, nasse, rosoni, boschi, tramonti. E poi? Poi si potrebbe provare a sovrapporre carte colorate di qualsiasi grammatura, anche strappate a mano, per creare onde, aggiungere dettagli. O come suggerisce l’illustratore Alessandro Sanna, anch’egli ospite del festival, intervenuto al laboratorio su invito di Beba, il lavoro sulla texture può proseguire sovrapponendovi un foglio di lucido e disegnando degli elementi in silhouette con il pennarello nero. Così attorno al rosone si crea una chiesa, vicino al portone si ferma un gatto; due uccellini si appoggiano ad un muretto e una coppia di ballerini prende vita, immezzo a fasci di luci colorate anni ’80. Più texture affiancate su uno stesso foglio, incasellate in una griglia, diventano sfondo variabile di una possibile narrazione.

Interviene Alessandro Sanna con una proposta di sperimentazione

E qui siamo già su un altro terreno ancora.
Ogni laboratorio nasce da un’azione, come in questo caso quella dello strappare fogli di carta, di ogni genere, per riprodurre il processo di ramificazione di un albero a partire dal tronco, fino alle estremità della pianta. Poi unire gli alberi a formare boschi, poi riflettere su cosa si è scoperto e ripartire, generando nuove scoperte e nuovo apprendimento.

Dulcis in fundo le foglie, tante, diverse, grandi, piccole, verdi, secche, profumate, rigide, sinuose, nerborute, raccolte possibilmente insieme ai bambini e con loro esperite prima tramite i sensi in tutte le loro parti e proprietà. Poi col frottage “estrarne” per strofinamento la forma e divertirsi a spostare la foglia, a variare l’intensità della pressione del pastello a cera sul foglio, a sovrapporre i colori. E poi connettere, osservare, riflettere e astrarre: dalle foglie passare a interi boschi, giardini, paludi.

Sperimentare e creare con le foglie

A conclusione di un pomeriggio di sperimentazione Beba chiede a noi partecipanti, molti docenti alla prima esperienza formativa specifica, di trovare le parole per esprimere, in sintesi, gli elementi fondamentali del metodo. E a questo punto non possono non venire fuori: osservazione, ricerca, cura nell’ allestimento del laboratorio, definizione dell’obiettivo, esplorazione dei materiali, sperimentazione libera, varianti di una stessa tecnica, riflessione sull’ agito, assenza di giudizio e di errore nella sperimentazione. Il metodo ha funzionato con noi adulti, figuriamoci con i bambini.
Questo con parole nostre, per dirla con quelle dell’allieva di Bruno Munari, un laboratorio MBM “è luogo di ricerca, creatività e conoscenza, di sperimentazione e riflessione, scoperta e autoapprendimento attraverso il gioco: è il luogo privilegiato del fare per capire, dove si fa ‘ginnastica mentale’ e si costruisce il sapere. È anche un luogo d’incontro educativo, formazione e collaborazione. Uno spazio dove sviluppare la capacità di osservare con gli occhi e con le mani per imparare a guardare la realtà con tutti i sensi”. (Beba Restelli, Giocare con la natura. A lezione da Bruno Munari, Franco Angeli, 2019 p. 325)”

Daniela De Santis