Libri senza frontiere: due chiacchiere con Deborah Soria

Cosa succede quando i libri giungono in un territorio di frontiera? In che modo cambiano la vita delle persone?

Abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con Deborah Soria, libraia della celebre libreria romana Ottimomassimo e Progect Manager del progetto di IBBY “Libri senza parole, destinazione Lampedusa”. Un progetto grazie al quale è nata e vive la biblioteca IBBY Lampedusa, luogo nel quale le parole d’ordine sono accoglienza, integrazione ed uguaglianza.

Ho chiesto a Deborah di  raccontare non soltanto della biblioteca, ma anche di quale sia la vera ricchezza dei libri senza parole e di come vengono utilizzati in quel luogo di frontiera.

Ciao Deborah. Innanzitutto grazie per la tua disponibilità e complimenti per tutto ciò che fai.

  • Che cosa ti ha spinto a diventare parte integrante di questo progetto a Lampedusa affiancando un grande impegno alla tua attività di libraia?

“Ciao Emanuela. Facevo parte di Ibby già da molto tempo quando, nel 2011, la situazione di Lampedusa ha cominciato ad essere su tutti i giornali e ho provato a fare qualcosa per la tutela dei minori e delle loro specifiche necessità. Penso che una libraia di oggi si debba occupare del territorio e di come i libri vengono usati e percepiti. I libri non si possono solo “difendere”, si devono USARE, PORTARE. Si devono trovare al posto giusto al momento giusto e Lampedusa sembrava averne bisogno”.

  • Quali sono le difficoltà del lavorare in un territorio di frontiera? E quale, invece, la bellezza?

“La frontiera mi ha insegnato molte cose e continuo ad imparare. E’ un luogo mobile, che non prende mai decisioni drastiche, un luogo morbido in cui la realtà cambia spesso forma. Ci insegna chi siamo perché dobbiamo decidere, nel prendere continue decisioni, quali sono i nostri limiti e da che parte vogliamo stare. Le frontiere sono esattamente come i libri: si leggono, si attraversano e dopo non si è più gli stessi”.

  • Raccontaci qualcosa dei campi che una volta l’anno organizzi a Lampedusa, gli Ibby Camp, durante i quali un gruppo di volontari si reca a Lampedusa per fare esperienza della vita della biblioteca. Qual è il profilo di chi partecipa? Immagino sia piuttosto variegato.

“I volontari dei campi sono sempre diversi: artisti, bibliotecari, librai attivisti, lettori… Di solito hanno un profilo “alto”, nel senso che sono adulti che hanno scelto di partecipare e di spendere dei soldi per sostenere una causa. Il campo è un momento di scambio di pratiche. Non è una formazione, ma certamente lascia più ricchi di quando si è arrivati. Se hai qualcosa dentro scopri quanto è viva grazie allo scambio con chi è lì con te”.

  • All’interno della biblioteca IBBY Lampedusa i Silent books hanno un ruolo determinante. Il progetto “Libri senza parole, destinazione Lampedusa”, nato nel 2012 con l’idea di creare una selezione dei migliori silent pubblicati in tutto il mondo per creare una biblioteca per l’infanzia e l’adolescenza a Lampedusa, è giunto alla sua quarta edizione e ha portato fino ad oggi alla raccolta di oltre 300 albi senza parole.  La raccolta, realizzata grazie a tutte le sezioni Ibby del mondo, ha permesso la creazione di una mostra bibliografica itinerante, a cura dei Servizi educativi-laboratorio d’arte del Palazzo delle Esposizioni di Roma.Ma cosa sono i libri senza parole? Qual è la loro forza e quali le loro caratteristiche?

“Un libro senza parole ha semplicemente una grande libertà di azione, lascia il lettore libero di raccontare la sua storia, racconta mille storie invece di una. Per essere un buon silent deve essere stato scritto da qualcuno che ha una buona visione del mondo dettagliata, profonda e intrisa della complessità che il mondo ha e che un artista deve saper comprendere. Ci sono caratteristiche tecniche che deve avere, ma sono quelle di ogni buon libro: una buona carta, una buona stampa ed un salto narrativo tra un’illustrazione e l’altra che non sia troppo lungo e complesso (altrimenti non si capisce la storia)”.

  • Perché iscriversi a Ibby e perché venire all’Ibby Camp?

“Questo io non lo so. So che chi è venuto è sembrato sempre contento, so che la biblioteca è un luogo vivo e attivo che sono fiera di aver contribuito a costruire. So che le relazioni tra coloro che si sono impegnati per costruire un luogo così sono basate sulla stima. la gratitudine e l’affetto. So che quando penso che nel centro del Mediterraneo c’è una biblioteca così bella, qualcosa in me sorride. Poi le ragioni ognuno le deve trovare per sé, non posso essere io a darle”. 

Ringrazio davvero di cuore Deborah per questo racconto e devo dire che tutta questa bellezza fa sorridere anche il mio, di cuore!

Per saperne di più si può visitare la pagina https://www.facebook.com/BiblioLampedusa/ oppure si può contattare direttamente Deborah all’indirizzo deb.soria@gmail.com.